La Medicina dell’Arte è una branca della Medicina (in Italia, orfana di una Scuola di specializzazione specifica) che rappresenta un ambito pluridisciplinare che non riguarda solo i medici ma anche molte altre figure e competenze, quali le psicologiche e le umanistiche.
In collaborazione con chi vive l’Arte in prima persona, essa punta al raggiungimento di gesti artistici atletici e ultraprecisi ma anche all'estremo rispetto della fisiologia che a essi sottosta. Si occupa, così, di prevenzione, diagnosi, terapia e riabilitazione delle malattie dei professionisti del mondo dello spettacolo (attori, ballerini, cantanti, circensi, doppiatori, musicisti…) nelle sedi didattiche, in ambulatorio e in teatro.
La Medicina dell'arte, è, quindi, per certi versi, affine a quella dello sport abbracciando altresì molte competenze della Medicina del lavoro.
Poiché l’arte stessa comprende tanti settori, è veramente arduo tentare una definizione univoca. Per i più, Medicina dell'arte potrebbe essere, semplicisticamente, la medicina finalizzata alla cura delle patologie professionali e generiche degli artisti (niente a che fare, dunque, con l’arte-terapia, che pure potrebbe essere in essa compresa). Questa definizione, però, è certamente limitante perché non dovrebbe trattarsi soltanto di “Medicina degli artisti”, quanto piuttosto, appunto, “dell’arte” stessa. Il suo fine dovrebbe essere, allora, di curare questa.
Sorge un quesito lecito: ma l’arte è malata? Potrebbe esserlo? ...
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Interview by: Dr Sophie Sammouth. Camerawork: Andea Sammouth
